Sono papà di due figli che frequentano la scuola secondaria.  Detta così, non è una gran notizia, me ne rendo conto. Il mondo è pieno di genitori contenti di esserlo, lieti di vedere nei figli la vita che va avanti…

Per me – tuttavia – la paternità ha qualcosa in più, perché i figli sono arrivati dopo essere stato sottoposto ad un trapianto di fegato: ho visto nascere i miei figli dopo essermi chiesto chissà quante volte se ero in procinto di morire.

Ma procediamo con ordine.

Sono diventato donatore di sangue a vent’anni. Un modo semplice per aiutare il prossimo, che non conosci e che non ti conosce: doni il sangue in spirito di totale gratuità. Sostieni la vita di qualcuno che non ti ringrazierà mai.

Molti anni dopo ho scoperto che donare il sangue può comportare un particolare “tornaconto”, che si rivela dapprima con la scoperta che il tuo sangue non lo accettano più perché hai una malattia al fegato! Certo, è una brutta notizia, ma certe situazioni è meglio scoprirle e curarle il prima possibile, e prima che sia troppo tardi… Nel mio caso, si trattava di una fibrosi cistica: una malattia irreversibile che aggredisce progressivamente il fegato.

All’Ospedale Niguarda mi hanno fatto mille analisi e valutato anche l’ipotesi di una resezione epatica: l’asportazione della parte più malata del fegato nell’ipotesi che la parte restante fosse sufficiente per la mia sopravvivenza. Niente da fare. Non restava che l’ipotesi del trapianto di fegato e l’attesa di un ignoto benefattore. Avevo donato il sangue per anni ed ora mi trovavo nella situazione di aspettare io il dono di un fegato. Sarebbe arrivato in tempo? Confesso di essermi fatto spesso questa domanda, tra opposti sentimenti di ansia e speranza. Poi, finalmente, la telefonata del Niguarda alle ore 17 del 17 giugno di tanti anni fa: era arrivato il fegato e non era certo il caso di fare il superstizioso – sono nato a Napoli! – nonostante quel 17 ricorrente. Grazie al Prof. Luciano De Carlis e alla sua equipe ho cominciato una seconda vita. Ho ripreso vecchi impegni e ne ho iniziati di nuovi.

Non ho abbandonato l’AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi) di cui sono diventato revisore dei conti e mi sono impegnato in NTF (Niguarda Transplant Foundation) quale volontario amministrativo della fondazione: è il modo che ho scelto per ricambiare, almeno in parte, il mio debito di riconoscenza per la vita ritrovata.

Salvatore Di Scala

 

*La foto mostra l’ingresso della sede Niguarda Transplant Foundation presso l’Ospedale Niguarda