IL TRAPIANTO COMBINATO2018-10-30T16:15:18+00:00

IL TRAPIANTO COMBINATO

Trapianto combinato grazie all'utilizzo del perfusore

Il perfusore può essere prezioso nei trapianti combinati fegato-rene

Il trapianto combinato è l’unione di trapianti di più organi solidi in contemporanea, effettuati dunque in un unico intervento. Nel campo dei trapianti addominali, di cui ci occupiamo come Fondazione, il caso tipico riguarda fegato e rene, prelevati dallo stesso donatore. Meno frequenti i trapianti di rene e pancreas, rari quelli di fegato e pancreas (o isole pancreatiche), ancor più rari i trapianti  in blocco di tutti gli organi addominali.

È possibile anche trapiantare in combinata organi addominali e organi toracici:  fegato e cuore, fegato e polmone, cuore e polmone.

Perché si parli di trapianto combinato, dunque, tutti gli organi devono essere trapiantati in contemporanea, sebbene recentemente si sia sperimentato di distanziare di 48 ore fegato e rene, mantenendo il rene in perfetta efficienza nella macchina da perfusione: una tecnica che sembra dare risultati migliori per la buona salute del paziente.

I beneficiari principali del trapianto combinato sono i diabetici – di solito affetti da diabete giovanile, di tipo 1 – che a causa della malattia hanno sviluppato anche l’insufficienza renale, sono trattati in dialisi e dunque possono guarire sostituendo sia il pancreas che il rene. Anche la cirrosi epatica può generare insufficienza renale cronica: in questi casi vengono trapiantati sia fegato che rene.

I risultati a lungo termine dei “combinati” sono sostanzialmente gli stessi dei trapianti singoli, l’unica differenza è un rischio di complicanze postoperatorie leggermente più alto e – ovviamente l’impatto emotivo sulla persona. Quindi tutte le indicazioni terapeutiche e di stile di vita sono le stesse.

Da dove provengono i diversi organi? Di solito, dallo stesso donatore deceduto; in casi eccezionali il donatore può non essere lo stesso. È accaduto di prelevare una parte di fegato da un genitore e un rene dall’altro genitore, per donarli al figlio o alla figlia malati.